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Vittorio Novarese

Autore: Wikipedia

Da WIKIPEDIA

Vittorio Novarese (Torino1861 – Roma1948) è stato un geologo e mineralogista italiano.

Insegnò geologia e mineralogia all'Università di Roma e la sua fama è dovuta soprattutto a molteplici campagne e rilevamenti geologici sul territorio italiano negli anni 1885-1910. Approfondì le conoscenze litogeologiche della Sardegna, della Sicilia, della Toscana e delle Alpi occidentali.

Un suo notevole contributo fu anche la classificazione e lo studio della grande quantità di campioni di rocce e minerali portati in Italia dal duca degli Abruzzi, al ritorno della spedizione al Karakoram del 1909.

Nel ramo della geologia applicata si dedicò allo studio e alla prospezione dei sottosuoli in zone dell'Italia, dell'Eritrea, della Transcaucasia, dell'Argentina e del bacino del Donetz, in Russia, ai fini di un possibile sfruttamento minerario.

 

Dall'articolo di M.Pantaloni "LA CARTA GEOLOGICA D’ITALIA ALLA SCALA DI 1:1.000.000: UNA PIETRA MILIARE NEL PERCORSO DELLA CONOSCENZA GEOLOGICA" pubblicato sugli Atti del Convegno Geoitalia 2011.

...nel 1925 il  Comitato Geologico affidò a Vittorio Novarese, uno dei più illustri geologi dell’epoca, ingegnere del R. Ufficio Geologico, la realizzazione della 3a edizione, con la prescrizione di escludere qualsiasi ricognizione sul terreno, per accelerare i tempi di realizzazione.

La carta venne pubblicata nel 1931 e le innovazioni introdotte derivarono dai molteplici progressi compiuti nel rilevamento, soprattutto nella parte peninsulare, ma in particolare nella differenziazione della catena alpina.
La legenda subì sostanziali modifiche: per il sedimentario vennero stabilite 21 unità, inoltre si evidenziarono 11 unità vulcaniche e 5 unità cristalline. La successione sedimentaria venne distinta in base ai soli caratteri geocronologici, mentre per le altre rocce venne usato un criterio di distinzione di tipo petrografico. Vennero risolte, finalmente, le controversie di parallelismo tra la facies germanica e la facies alpina, cosa che portò a suddividere il Mesozoico in 6 unità e venne affrontato il problema delle argille scagliose, almeno in Appennino settentrionale.

Le maggiori innovazioni, così come evidenziato dallo stesso Novarese (1932), sono frutto del rilevamento sistematico realizzato in gran parte del territorio italiano dal R. Ufficio Geologico; tra le tante, è opportuno ricordare quelle relative alla migliore distinzione dei calcescisti mesozoici, nelle Alpi occidentali, alle quali dedicò gran parte del suo lavoro proprio il Novarese. Sempre nella catena alpina venne distinta, nel Permiano, la parte di successione di origine sedimentaria da quella di origine ignea.
Sotto l’aspetto cartografico si adottò una gamma di colori quanto più possibile vicina a quella della Carta Internazionale d’Europa, adattandola alle esigenze locali. La base topografica usata fu la stessa I.G.M. del 1885, modificata con l’aggiunta dell’Alto Adige fino al limite settentrionale della Vetta d’Italia.