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Teodoro Monticelli

Autore: Biografie Treccani

Mineralogista italiano a cui fu dedicato il nome della specie Monticellite (CaMgSiO4) rinvenuta sul Vesuvio.

Da Archivio biografie Treccani, biografia scritta da Francesco Paolo De Ceglia

MONTICELLI, Teodoro. – Nacque a Brindisi il 5 ottobre 1759, da Francesco Antonio, barone di Nicoletta e Cerreto, e da Eleonora dei conti Sala.

Figlio cadetto, fu avviato alla carriera ecclesiastica. Frequentò le Scuole pie di Brindisi, dove ricevette i primi rudimenti letterari; fu poi formato alla matematica e alla filosofia dai padri Celestini nel monastero leccese di S. Croce, dove emise la professione religiosa. A Roma, nel collegio di S. Eusebio, si perfezionò in teologia, pur non abbandonando lo studio della matematica, che proseguì sotto la guida di Gioacchino Pessuti. Nel 1782 fece ritorno a Lecce come docente di matematica e filosofia, discipline che dal 1785 insegnò presso il monastero napoletano di S. Pietro a Majella.

Grazie anche all’aiuto del ministro borbonico Carlo de Marco, anch’egli brindisino, frequentò gli ambienti culturali della capitale del Regno. Scelto come sostituto di Gian Francesco Conforti alla cattedra di storia sacra e concili dell’Università, nel 1791 fu nominato professore ad interim di etica. Conosciuto il genovesiano Troiano Odazi, si applicò all’economia pubblica e alle ‘scienze utili’. Fu così incaricato di scrivere un Catechismo di agricoltura pratica e di pastorizia , inteso, come si legge nel frontespizio, alla «pubblica istruzione de’ Contadini del Regno».

La prima parte dell’opera, pubblicata anonima nel 1792, si apriva con una lunga lettera ai vescovi, che, insieme al clero tutto, avrebbero dovuto fungere da anello di raccordo con le classi popolari. Nel Catechismo si esprimevano posizioni miranti a una maggiore libertà di mercato, alla riduzione delle tasse, delle intermediazioni mercantili nonché delle feste e delle pratiche devozionali, suggerendo innovazioni (l’introduzione di nuovi macchinari e colture, la sostituzione del maggese con le foraggere ecc.) e interventi strutturali (bonifiche, rimboschimenti ecc).

Il primo esemplare fu presentato al re Ferdinando I e grandemente apprezzato. Furono per questo conferiti a Monticelli benefici economici e la prepositura del monastero benedettino di S. Vincenzo al Volturno, nella diocesi di Capua. Le sue vicende giudiziarie intervennero però prima che egli potesse fruire degli onori e attendere al prosieguo dell’opera.

Tra i principali organizzatori del giacobinismo napoletano e membro di spicco della Società patriottica partenopea, di cui peraltro aveva chiesto lo scioglimento dopo la denuncia del dicembre 1793 e la fuga di Carlo Lauberg, fu catturato nella notte del 26 marzo 1794. Posto in libertà provvisoria il successivo 5 giugno, fu di nuovo arrestato nel gennaio 1796. Per tre anni fu costretto al carcere preventivo in Castel S. Elmo, avendo rifiutato l’offerta del vescovato di Salerno ricevuta a nome della Regina in cambio della denuncia dei compagni. Dopo la sentenza definitiva fu trasferito nella torre dell’isola di Favignana, dove avrebbe dovuto trascorrere dieci anni ancora di detenzione. Si cercò per tre volte di liberarlo: i primi due tentativi fallirono; il terzo, allorché si ricorse a un bastimento svedese che, ancorato a Marsala, avrebbe dovuto condurlo a Livorno, non incontrò esito felice a causa della determinazione dello stesso Monticelli a non fuggire. Furono questi gli anni in cui scrisse Del trattamento delle api in Favignana, opera che, pubblicata solo nel 1807, non soltanto registrava lo stato dell’arte, ma suggeriva agli apicoltori pratiche adottate altrove, come nella nativa Puglia. Liberato nel 1801 in seguito alla pace di Firenze, Monticelli si stabilì a Roma, dove venne iniziato alle scienze della terra da Pietro Carpi. Fu coinvolto nella congiura del principe di Moliterno, riuscendo tuttavia a evitare le conseguenze del suo fallimento. Nel 1805 fu nominato abate da papa Pio VII.

L’anno successivo ritornò a Napoli, dove fu chiamato a dirigere la vecchia Casa del Salvatore, divenuta, con l’arrivo di Giuseppe Bonaparte, collegio del Gesù vecchio e quindi primo Real collegio di Napoli. Tra i numerosi incarichi di prestigio, nel 1808 ricevette la nomina a segretario perpetuo della Reale accademia delle scienze. Riprese così gli studi di ‘scienze utili’, pubblicando nel 1809 Dell’economia delle acque da ristabilirsi nel Regno di Napoli, in cui, sempre in stile catechetico, disegnava strategie di pianificazione territoriale, e nel 1811 Sulla pastorizia nel Regno di Napoli, in cui chiedeva al governo e ai privati una razionalizzazione delle pratiche di allevamento.

Fu iniziato alla mineralogia da Vincenzo Ramondini, direttore del Real museo mineralogico, da Luigi de Ruggiero, collaboratore di questi, e da Carlo Giuseppe Gismondi, conosciuto a Roma e rimasto con lui in contatto epistolare. Si dedicò allo studio del Vesuvio, di cui riferì in numerosi interventi, tra i quali una relazione sul Tafelspat (wollastonite), rinvenuto in varie forme cristalline sulle balze orientali del vulcano. Si trattava di lavori parziali, che sarebbero confluiti nelle successive monografie, come la Descrizione dell’eruzione del Vesuvio avvenuta nei giorni 25 e 26 dicembre dell’anno 1813, pubblicata a Napoli nel 1815. Nel 1821 iniziò la collaborazione con il chimico Nicola Covelli. L’eruzione del 22 ottobre 1822 colpì il loro interesse, che si tradusse in una Storia dei fenomeni del Vesuvio avvenuti negli anni 1821-22 e parte del 23, edita nel 1823 a Napoli in italiano e l’anno successivo a Eberfeld in tedesco.

Per indicare la fase più violenta dell’esplosione vi venne introdotto il termine parossismo, a proposito del quale fu individuata una relazione inversa tra violenza e durata. Furono analizzati i fenomeni eruttivi, fornita una prima formulazione della legge dei depositi piroclastici di caduta, studiata la composizione chimica e le proprietà fisiche dei prodotti eruttivi, tracciata infine una classificazione cronologica dei vulcani sulla base delle percentuali di feldspato, leucite e pirosseno.

Relativamente neutrale rispetto alla disputa tra nettunisti e plutonisti, Monticelli seguì questi ultimi almeno nella polemica contro Carmine Antonio Lippi sull’origine dei fenomeni che distrussero e seppellirono Pompei, negando l’ipotesi di alluvioni. Fu nondimeno nettunista nella spiegazione del bradisismo. In una lettera a Alexander von Humboldt, datata 22 dicembre 1825, si mostrò poi critico nei confronti della possibilità che la parte sommitale dei crateri potesse comportarsi come una zattera innalzata da forze sottostanti.

Del 1825 è il primo volume del Prodromo della mineralogia vesuviana, scritto sempre con Covelli, la cui morte, avvenuta nel 1829, ne impedì la prosecuzione. Oltre alla descrizione e alla classificazione secondo il sistema di Jöns-Jacob Berzelius di minerali già noti, ne segnalava 42 mai rinvenuti sul Vesuvio, 6 dei quali fino a quel momento del tutto sconosciuti (l’identificazione di alcuni sarebbe risultata erronea): cotunnite o cotunnia, humboldtilite, davyna, cristianite, cavolinite e biotina.

Fece parte della commissione incaricata della descrizione idrogeologica di Ischia. I lavori non procedettero mai spediti e furono interrotti dalla morte dei collaboratori Covelli prima e Francesco Lancellotti poi. Nel 1827 pubblicò un In agrum Puteolanum camposque Phlegraeos commentarium e l’anno successivo Sull’origine delle acque del Sebeto, di Napoli antica, di Pozzuoli ecc., in cui mostrava ancora una volta un interesse per l’origine e il governo delle acque, che egli suggeriva di raccogliere in grotte e canali sotterranei, come facevano gli antichi. Si spese per decenni per la creazione di un osservatorio vulcanologico, che sarebbe stato formalmente inaugurato solo il 28 settembre 1845, pochi giorni prima della sua morte. Nel 1831 Henry James Brooke gli dedicò la monticellite.

Monticelli aveva raccolto minerali, rocce e fossili, che conservava nella propria abitazione, in via Banchi Nuovi. Grazie anche ad acquisti e scambi con privati e istituzioni, presto la collezione divenne un vero e proprio museo geopaleontologico, aperto al pubblico e visitato da studiosi e curiosi. Tra costoro si ricorda il principe ereditario di Danimarca Cristiano Federico (futuro Cristiano VIII), che, accompagnato da Humphry Davy, vi rese visita nel 1820, rimanendo con Monticelli in rapporti di grande cordialità. Lo studioso ebbe decine di corrispondenti, tra cui sovrani e uomini politici, letterati e scienziati italiani, europei e statunitensi. Nel 1823 acquistò l’antico palazzo Penne, dove le raccolte, che alla sua morte sarebbero state acquistate dall’Università, ebbero una più adeguata collocazione.

Ricevette onorificenze e fu membro di numerose società e accademie, italiane e straniere. Rettore dell’Università di Napoli nel 1826- 27, fu anche decano della facoltà di Belle lettere e filosofia.

Già in precarie condizioni di salute a causa dell’età avanzata e di un colpo apoplettico, non partecipò al VII Congresso degli scienziati italiani, inauguratosi a Napoli il 20 settembre 1845. In quei giorni si ritirò a Pozzuoli, dove morì il 5 ottobre. La salma fu portata a Napoli per i funerali, cui intervennero molti congressisti.

Opere: I lavori più importanti sono raccolti in Opere dell’abate Teodoro Monticelli, 3 voll., Napoli 1841-43; si aggiungono i poco noti Theoremata ex mathesi, ac philosophia selecta, Napoli 1776 e le Propositiones theologico-dogmaticae, morales, et canonicae, Roma 1780. Due sono le opere in edizione moderna: Sulla economia delle acque da ristabilirsi nel Regno di Napoli, in Verso la rinascita agraria del Mezzogiorno. L’opera dello Stato fascista e dei meridionali, a cura del Comitato promotore dei consorzi di bonifica nell’Italia meridionale e insulare, Roma 1930, pp. 549-591; Catechismo di agricoltura pratica e di pastorizia, a cura di M. Mainardi, Galatina 2002.

Fonti e Bibl.: Il carteggio di Monticelli è disperso in numerosi fondi italiani e stranieri, il più importante dei quali (oltre 2300 pezzi) è costituito dalle Carte Monticelli della Biblioteca nazionale Vittorio Emanuele III di Napoli (Ms. XX. 69), presso la quale è conservato anche altro materiale che lo riguarda. Alcune lettere sono pubblicate in: Lettere scientifiche appartenenti alla corrispondenza del dottore Lorenzo Luigi Linussio di Tolmezzo con varii illustri dotti italiani e stranieri, Venezia 1831, pp. 28-30; Opere dell’abate T. M., cit., II, pp. 52-55, 126-130; E. Monticelli, L’abate M.. Processo giacobino 1794-98. Relegazione alla Favignana. Esilio a Roma. Congiura del Moliterno. Attività scientifica, Napoli 1932, pp. 21-33; F. Visconti, Carteggio (1818-1847), a cura di V. Valerio, Firenze 1995, pp. 102-110, 113, 115-119, 136-138, 179; A. Nazzaro, A. Di Gregorio, T. M. (1759-1845): il suo museo ed il suo carteggio nella storia della geologia, in Museologia scientifica, Supplemento, XVI (1999) 1, pp. 173-196, in particolare pp. 186-188 (con bibliografia di M. pressoché completa in appendice, pp. 188-195); F. Della Peruta, Nell’officina della “Biblioteca italiana”: materiali per la storia della cultura nell’età della Restaurazione, Milano 2006, pp. 27 s.; S. Momesso, La collezione di Antonio Scarpa, 1752-1832, Cittadella 2007, pp. 310-312. G. Ceva Grimaldi, Elogio del commendatore T. M., Napoli 1845; F. De Castro, Elogio funebre del M., Trani 1845; C. De Sterlich, Commemorazione di persone ragguardevoli mancate alle Due Sicilie dal 3 novembre 1845, II, Napoli 1845, pp. 55-58; N. Delle Noci, Alla memoria di T. M., Napoli 1846; Biografie autografe ed inedite di illustri italiani di questo secolo, a cura di D. Diamillo Müller, Torino 1853, pp. 252-257; C. Villani, Scrittori ed artisti pugliesi antichi, moderni e contemporanei, Trani 1904, p. 642; O.E. Mastrojanni, Il Reale Istituto d’incoraggiamento di Napoli: 1806-1906, Napoli 1907, pp. 187 s.; A. Lucarelli, La Puglia nel Risorgimento, I, Bari 1931, pp. 170-172, 329-422 e passim; N. Nicolini, T. M. e la Società patriottica napoletana (1793-94), in Archivio storico pugliese, VIII (1955), 1-4, pp. 192-204; G. Carano Donvito, Economisti di Puglia, Firenze 1956, pp. 312-326; A. Del Sordo, Ritratti brindisini, Bari 1983, pp. 105-109; A. Nazzaro, A. Di Gregorio, The contribution of the Neapolitan geologist T. M. (1759-1845) to the development of geology, in Volcanoes and history, a cura di N. Morello, Genova 1998, pp. 415-39; F. Casotti et al., Dizionario biografico degli uomini illustri di Terra d’Otranto, a cura di G. Donno - A. Antonucci - L. Pellè, Manduria-Roma 1999, pp. 367-368; M. Mainardi, T. M., maestro di agricoltura, in T. Monticelli, Catechismo di agricoltura, op. cit., pp. 17-34; C. M. Gramaccioli, M. e Covelli. Il “Prodromo della Mineralogia Vesuviana”, un celebre libro pubblicato a Napoli nel 1825, in Rivista mineralogica italiana, XXIX (2005), 1, pp. 28- 40; Scienziati di Puglia, a cura di F.P. de Ceglia, Bari 2007, pp. 185-187; G. Foscari, T. M. e l’“economia delle acque” nel Mezzogiorno moderno. Storiografia, scienze ambientali, ecologismo, Salerno 2009; F.P. de Ceglia, Farmers for the kingdom of heaven. Agrarian catechisms in Southern Italy in the late Enlightenment and the limitations of technical publications, in Journal of Science Communication, (2011), 1, C05.