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Stefano Bonatti

Autore: Delmastro A., Gallo L. M., Pistarino A., Tomalino M. U.

In suo onore fu denominata la specie BONATTITE Cu(SO4)·3H2O (1957) 

Mineralogista, petrografo, chimico e cristallografo italiano. Fu allievo di Giovanni D’Achiardi, che sostituì nel 1939 sulla cattedra di petrografia e, nel 1942, su quella di mineralogia all’Università di Pisa. Fu un maestro nel campo della cristallografia morfologica e ottica, ed uno specialista nella petrografia microscopica. Fu anche uno dei primi in Italia ad applicare la diffrattometria a raggi X nello studio dei corpi cristallini naturali e artificiali. Descrisse la perrierite.

Dal sito dell’Università di Pisa

https://www.sba.unipi.it/it/risorse/archivio-fotografico/persone-in-archivio/bonatti-stefano

Biografia scritta da Marco Franzini (Pisa, 20 gennaio 2007)

Nato a Torino il 24 maggio 1902, si laureò in chimica, nel 1925, presso l’Università degli Studi di Pisa. Assistente alla cattedra di Mineralogia della Facoltà di Scienze MFN dell’Università di Pisa dal 1926, libero docente in Mineralogia nel 1933, straordinario di Mineralogia a Messina dal 1 gennaio 1939, alla fine dello stesso anno tornò a Pisa, prima sulla cattedra di Petrografia ed in seguito, dal 1942, come ordinario, su quella di Mineralogia, che tenne sino alla sua improvvisa scomparsa il 23 aprile del 1968.

Ebbe incarichi di insegnamento, a Pisa, nelle Facoltà di Ingegneria e di Agraria e presso la Scuola Normale Superiore; a Livorno insegnò presso l’Accademia Navale. Direttore dell’Istituto di Mineralogia e Petrografia della Facoltà di Scienze, fu anche direttore, dal 1947, dei Musei di Storia naturale e, dal 1950 per incarico, dell’Istituto di Mineralogia e Geologia della Facoltà di Agraria. Preside della Facoltà di Scienze MFN dell’Università di Pisa dal 1950 al 1956, dal 1944 segretario della Società Toscana di Scienze Naturali, Socio fondatore della Società Italiana di Mineralogia, della quale tenne la presidenza nel biennio 1964-65, socio corrispondente dell’Accademia Nazionale dei Lincei dal 1960, membro della Mineralogical Society of America dal 1952.

L’attività scientifica di Stefano Bonatti si è sviluppata secondo diverse linee di ricerca, producendo risultati di grande interesse, documentati in oltre sessanta lavori scientifici, tutti di pregio, di esemplare chiarezza logica e di limpida stesura linguistica, dai quali emerge, come dote precipua del loro Autore, la volontà di dare sempre una risposta compiuta e rigorosa ai diversi aspetti di ogni problema affrontato; i suoi scritti sono infatti caratterizzati dall’integrazione di conoscenze proprie di diversi campi delle Scienze della Terra e dall’attenta ricerca della coerenza fra i dati forniti da metodologie fondamentalmente diverse. Queste precipue caratteristiche dell’attività scientifica di Stefano Bonatti sono particolarmente ben illustrate in molti degli scritti che ben si direbbero “petrografici”, poiché aventi rocce come oggetto di studio, ma che meritano certamente l’appellativo di “mineralogici” per la profondità con la quale sono state indagate le proprietà dei minerali che costituiscono le rocce studiate: questi approfondimenti rappresentano il filo conduttore di una linea unitaria di indagine che aveva come interesse principale lo studio delle caratteristiche proprie e delle condizioni di genesi dei minerali.

Tipici di questo modo di sviluppare la ricerca sono gli studi sulle rocce metamorfiche e magmatiche della Toscana: dallo “Studio petrografico delle Alpi Apuane”, del 1938, tuttora insuperato per completezza, alle rocce dell’Elba ed alle rocce ofiolitiche dell’Appennino. A partire dal 1932, inizia una linea di ricerca, alla quale Stefano Bonatti dedicherà poi sempre una parte della sua attenzione, rivolta allo studio delle sabbie dei fiumi e dei litorali italiani. L’esame approfondito dell’abito dei minerali costituenti sabbie prodotte dal disfacimento di piroclastiti, condurrà Bonatti a prospettare l’esistenza di una nuova fase minerogenetica, collegata alle eruzioni vulcaniche, che porta alla formazione di minerali di genesi pneumatolitica durante la fase esplosiva e di rapido degassamento.

Molte e originali sono inoltre le ricerche di Stefano Bonatti mirate ad indagare le caratteristiche morfologiche e strutturali di corpi cristallini, naturali e artificiali. Fra i minerali particolare attenzione fu dedicata ai silicati e, fra questi, ricordo la Dachiardite, con i suoi eleganti geminati a “bicchierino” e la Perrierite, nuovo minerale trovato da Bonatti nel 1950 nelle sabbie di Nettuno. Attraverso lo studio strutturale della Perrierite, Stefano Bonatti, nel 1966, in collaborazione con il suo allievo Glauco Gottardi, ragionando sulle possibili diverse combinazioni di un unico modulo strutturale, quello individuato nella Perrierite, ipotizza un modello strutturale per la chevkinite introducendo, in modo esplicito, il concetto di polimorfismo a strati in minerali appartenenti al gruppo dei sorosilicati. Queste ricerche precorrono gli studi, largamente sviluppatisi in anni più recenti, sulle sequenze disordinate e gli ordinamenti a domini di moduli strutturali bidimensionalmente ordinati.

Lo sviluppo delle ricerche sulla Perrierite consegue alla conoscenza delle metodologie diffrattometriche a raggi X applicate a corpi cristallini, conoscenze che Bonatti aveva sviluppato già nel corso degli anni Trenta del secolo passato, studiando la cristallografia morfologica e strutturale dei sali dell’acido xantogenico. Per lo studio diffrattometrico a raggi X, Stefano Bonatti impiegava primordiali apparecchiature, realizzate in collaborazione con colleghi dell’Istituto di Fisica dell’Università di Pisa. Nonostante l’impiego di attrezzature dalle quali oggi penseremmo non essere possibile trarre alcun profitto, i risultati ottenuti rettificano errori di autori precedenti, forniscono accurati valori dei parametri di cella e delle principali proprietà fisiche, danno esatta interpretazione della simmetria di questi sali. Questi risultati sono raggiunti da Stefano Bonatti grazie alla sua capacità di combinare in un unico coerente quadro interpretativo le informazioni raccolte attraverso lo studio morfologico, le determinazioni ottiche al microscopio polarizzante e l’analisi a raggi X.

Nell’affrontare i problemi sempre nuovi e complessi che incontrava nella sua attività di ricerca, Stefano Bonatti sentiva che spesso mancavano metodi adeguati per la raccolta e l’interpretazione dei dati. Si impegna per questo motivo in una serie di ricerche di carattere metodologico nell’ambito delle quali sviluppa nuovi metodi al Tavolo Universale per lo studio dei microliti di plagioclasio, saggi microchimici per la distinzione di Na e K, metodi grafici per il disegno dei cristalli e dei geminati, metodi numerici per i calcoli delle costanti morfologiche e dei parametri ottici. Da queste ricerche emerge anche la particolare predilezione di Stefano Bonatti per l’elaborazione dei dati basata su metodi grafici. Era proprio del suo atteggiamento mentale pensare che un’opportuna rappresentazione grafica dei risultati di un’esperienza ne permetta una giusta visione ed anche che la risoluzione grafica di un’espressione analitica consenta un immediato apprezzamento di quanto l’errore sul dato di partenza influisca sul risultato finale. Per questo motivo sul suo tavolo di lavoro era sempre presente un “canovaccio di Wulff” – come egli lo chiamava – proiezione di una sfera su di un piano che consente la rapida soluzione grafica di qualunque problema di trigonometria sferica, comunque complesso.

Il rigore e la compiutezza che caratterizzano le ricerche scientifiche si ripropongono ugualmente nell’attività didattica di Stefano Bonatti: a lezione e nei testi didattici che ha lasciato, ogni concetto è detto in modo chiaro, comprensibile, compiuto, esatto.

Umanamente Stefano Bonatti era di grande comprensione e disponibilità; il totale rispetto degli altri, colleghi e allievi, conoscenti e sconosciuti, era per lui punto irrinunciabile; ugualmente grande la pazienza nell’ascoltare e dunque la capacità di comprendere. Per questo, per i suoi allievi, è stato maestro e padre.

Un elenco quasi completo dei suoi scritti è in: Glauco Gottardi, Ricordo di Stefano Bonatti. «Rendiconti della Società Italiana di Mineralogia e Petrografia», vol. 25 (1969), pp. XLIX-LVIII.