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Nicola Covelli

Autore: Delmastro A., Gallo L. M., Pistarino A., Tomalino M. U.

Nicola COVELLI  (1790 - 1829) 

Mineralogista, botanico e naturalista italiano. Agli iniziali studi di medicina a Napoli, preferì le discipline naturali come la chimica, la mineralogia e la botanica. Dopo aver collaborato con il suo maestro M. Tenore nel riordino del Regio Orto Botanico, venne inviato a Parigi per perfezionarsi nello studio delle scienze chimiche e naturali. Qui venne a contatto con alcune tra le massime personalità scientifiche dell’epoca, quali Haüy, Thenard, Brongniart, approfondendo la sua cultura fisica, chimica e mineralogico-cristallografica. Ritornato a Napoli nel 1815, gli fu inizialmente affidata la cattedra di chimica e di botanica nella Regia Scuola Veterinaria ma, nel 1821, per motivi politici, venne allontanato dall’incarico e per anni condusse una vita di grandi stenti. In questi momenti così difficili gli fu di grande aiuto, sia morale che materiale, l’amicizia con il grande naturalista abate T. Monticelli, insigne studioso dei Campi Flegrei e del Vesuvio. Pur essendo un naturalista completo, i suoi massimi contributi scientifici furono nel campo della mineralogia e della chimica analitica, applicate ai materiali presenti nelle lave e sublimati nelle fumarole del Vesuvio e del Monte Somma, studiati con un’accuratezza inusuale per l’epoca, soprattutto durante le eruzioni del 1822. In collaborazione con Monticelli pubblicò, nel 1825, il suo celebre Prodromo alla Mineralogia Vesuviana (che costituisce forse la prima vera, approfondita trattazione dei minerali del Vesuvio, precedendo di oltre un secolo l’altrettanto famosa Mineralogia Vesuviana di Zambonini), segnalando in essa, oltre ai minerali vesuviani già noti, ben 42 specie nuove per il Vesuvio, 6 delle quali rappresentavano, per l’epoca, una novità assoluta. Colpito da una grave malattia, morì a Napoli nel dicembre del 1829, solo cinque mesi dopo aver finalmente ricevuto la nomina a professore di chimica applicata alle costruzioni, presso la Direzione di Ingegneria Civile del Regno. Istituì nel 1825 (con Monticelli) due nuove specie mineralogiche ancora valide: la cotunnite e la davyna e, da solo l’anno seguente, la beudantina, che venne vergognosamente ignorata e, nel 1886-1888, ribattezzata kaliofilite, sottraendogli di fatto la paternità della scoperta. Fu il primo in Italia ad usare il goniometro a riflessione per la misura dei cristalli, ed il mineralogista francese Beudant gli dedicò, dopo la sua morte, il minerale che porta ancor oggi il suo nome, da lui scoperto nelle fumarole del Vesuvio nel 1826.

In suo onore fu denominata la specie COVELLITE (CuS) (1832)