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Mariano Carati

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Autobiografia di Mariano Carati tratta dal sito del Gruppo Mineralogico e Geologico Napoletano (http://www.gmgn.it/mariano-carati.html).

Ricordi di un collezionista e storia di una collezione (Donazione Mariano Carati) 

Tutto ebbe inizio da una conchiglia fossile che era in casa mia da molti anni, raccolta da mio padre Alessandro chi sa dove. Erano i primi anni '60 del ‘900. 

Avevo 13 anni e indossavo ancora i pantaloni corti quando iniziai a bazzicare, nei pomeriggi liberi dai doveri scolastici, presso l'Istituto di Paleontologia a Largo S. Marcellino 10, all'epoca diretto dalla Prof.ssa Angiola Maria Maccagno. Ero attratto e incuriosito dai fossili. Tra lo stupore (per la mia età!) e la curiosità dei paleontologi nei confronti di un ragazzino che si aggirava per le sale della facoltà, portavo a classificare i fossili che andavo raccogliendo durante le vacanze nel Cilento o in Calabria. La dott.ssa Carmela (Lina) Barbera, allora giovane studiosa, mi prese per mano in quegli anni e divenne il mio nume tutelare, regalandomi molti fossili e pubblicazioni sulle ammoniti che lei all’epoca studiava. Ricordo ancora quando la Prof.ssa Maria Zei Moncharmont mi "conferì" l'incarico di ordinare e rietichettare la collezione didattica dei fossili che era esposta in due vecchie vetrine in legno di noce nel vestibolo dell'Istituto, al secondo piano dello storico edificio: mi sentì immensamente orgoglioso. Mi fu assegnato un camice bianco che dovette essere accorciato di maniche e di lunghezza (ovviamente!). Il lavoro durò qualche tempo e le etichette, pur se con scrittura incerta e adolescenziale, restarono per molti anni in bellavista ad indicare agli studenti i nomi dei fossili.  

A metà degli anni '60 incominciai ad andare spesso anche all'Istituto di Mineralogia in Via Mezzocannone 8. I due Istituti erano tanto vicini che passavo dall’uno all’altro in meno di 10 minuti. Lì portavo a vedere i primi minerali, o per meglio dire rocce, che raccoglievo nelle scampagnate fatte con gli amici alla Valle del Verdolino a Soccavo (NA). All'epoca direttore era il Prof. Antonio Scherillo, che spesso si incontrava nei corridoi con l'immancabile mezzo toscano in bocca, il più delle volte spento. Spesso ero a fianco del Prof. Damiano Stanzione che spendeva, specialmente nel tardo pomeriggio, un po' del suo tempo per fare analisi sui miei minerali, per parlarmi di abiti cristallini, formule chimiche ….. Come mi emozionava pestare finemente i miei minerali nel piccolo mortaio di agata colorata per gli esami alla “camera di Debye”. L’interesse per i minerali piano piano cominciava a crescere. Iniziava, allora, a formarsi la mia piccola raccolta di minerali italiani e mondiali che acquistavo quando e dove potevo.

E fu nell’anno 1967 o ‘68, non ricordo bene, che nell'Istituto di Mineralogia a Napoli ebbi modo (in seguito dissi la fortuna) di incontrare il Prof. Antonio Parascandola, allora Direttore del Corso di Mineralogia e Geologia presso la facoltà di Agraria a Portici. Fu quello un incontro che avrebbe cambiato i miei interessi collezionistici e scientifici per gli anni a venire.

Il Prof. Parascandola, sempre in testa un cappello a falda larga di colore chiaro, persona corpulenta e mite, di vastissima e poliedrica cultura, col dono di un carattere aperto e disponibile verso i giovani, era solito accogliermi affettuosamente e, aggiungerei, pazientemente presso l'Istituto di Mineralogia a Portici o presso l'abitazione, in Viale Melina 18 sempre a Portici, per classificare i minerali che iniziavo a trovare lungo i valloni del Somma-Vesuvio o per dialogare con me delle sue ricerche mineralogiche sul Vesuvio o nei Campi Flegrei, in particolare a Procida, sua isola natia. Il suo modo di raccontare le frequenti e faticose ascese al cratere del Vesuvio, con tutte le condizioni di tempo, per le osservazioni di temperatura delle fumarole e lo studio dei minerali di neoformazione, mi affascinava e ciò mi spinse a dirigere i miei interessi unicamente verso i minerali vesuviani.

Il regalo da parte del Prof. Antonio Scherillo del ponderoso volume di Ferruccio Zambonini "Mineralogia Vesuviana", pubblicato nel 1935, poi contribuì definitivamente ad allargare i miei orizzonti su un mondo fino ad allora quasi sconosciuto.

In quegli anni il Prof. Parascandola mi fece dono di molti minerali che lui andava raccogliendo fin dai primi anni '50 del '900. Inoltre il “Professore”, come usavo semplicemente chiamarlo io, non essendo un vero e proprio "collezionista" mi faceva, di tanto in tanto, dono di campioni vesuviani e flegrei raccolti da altri e ricevuti in dono. Dopo la morte del Prof. Parascandola, avvenuta nel 1977, ebbi l'opportunità, attraverso i suoi eredi, di venire in possesso del microscopio che il Professore usava per le sue osservazioni oltre che di buona parte dei suoi minerali.

I minerali vesuviani erano diventati l'unico mio interesse, tanto da cedere la mia collezione mondiale ad altri collezionisti napoletani (Pasquale Discepolo, Nicola Santacroce, Gennaro Spinelli) in cambio di minerali vesuviani.

Le mie ricerche, spesso in solitario, per lunghi anni erano state effettuate prevalentemente lungo i valloni di erosione del Monte Somma e solo dalla fine degli anni ‘70 si orientarono più frequentemente verso le cave che sempre più numerose si aprivano alle pendici del vulcano. Le prime e direi storiche, almeno per me, furono le cave di lava per basoli di Villa Inglese (Torre del Greco) e quella di sabbia del Lagno di Pollena (Pollena Trocchia).

Nel giugno 1972 venni a sapere che a Roma erano in vendita i minerali della collezione di Roberto Palumbo, grande collezionista e commerciante di minerali già dagli anni '30 del '900, deceduto, amico dei mineralogisti "vesuviani" Ferruccio Zambonini, Guido Carobbi e Emanuele Quercigh. Allora, appena ventenne e ancora studente, con grandi sacrifici economici mi recai in treno due volte a Roma nella casa-museo del collezionista in Via Fracastoro per acquistare alcuni rari minerali vesuviani, diversamente introvabili. Purtroppo non riuscì a portare via tutti i vesuviani e restarono a Roma le provette con la hieratite, ferruccite, cloromanganocalite ed altre rarità.

La collezione vesuviana così cresceva e si arricchiva sempre più di campioni molto rari, in particolare fumarolici come la litidionite, euclorina, rinneite, avogadrite, malladrite, realgar. A questi si aggiunsero, agli inizi degli anni '80, alcuni rari minerali fumarolici oggetto di scambio con il Museo Mineralogico di Napoli (eritrosiderite, dolerofanite, clorammonio “giallo”).

Verso la fine degli anni '60 del ‘900, benché molto giovane, avevo iniziato una collaborazione con il Dipartimento Mineralogico del British Museum di Londra e, successivamente, con l'Istituto di Mineralogia dell'Università di Roma "La Sapienza" e con quello di Bari per l'analisi di minerali flegrei e vesuviani. Grazie a questa collaborazione contribuii, con i miei ritrovamenti, a scoprire minerali già noti, ma mai prima di allora rinvenuti sul nostro vulcano [malachite (1982), marialite (1982), tremolite (1982), perovskite-(Ce) (1983), albite (1984a), fluoborite (1984a), thaumasite (1984a), thorite (1986a), ettringite (1986a), actinolite (1986c), crisocolla (1987a), natrolite (1990), betafite (1998)].

Inoltre contribuii alla scoperta del nuovo minerale: potassic-fluoro-richterite (Della Ventura et al., 1983) e della caratiite (Clark A.M. et al., 1984), ora purtroppo screditata a favore della piypite, nonché a fornire materiale per la conferma dell'esistenza, fino ad allora messa in dubbio, del minerale fumarolico Euclorina (Scordari e Stasi, 1988) e per la migliore caratterizzazione di un nuovo minerale: quadridavyna (Bonaccorsi et al., 1994).

Nel 1981 entrai a far parte del neonato Gruppo Mineralogico Geologico Napoletano (GMGN) nel quale dallo stesso anno e fino al 2012 mantenni la carica di Vice-Presidente. Questi 30 anni con il GMGN sono stati di grande impegno e ma anche soddisfazioni per la divulgazione svolta presso scuole primarie e secondarie del napoletano. Continuo ad essere socio del sodalizio.

Tutte le conoscenze che avevo maturato in tanti anni portarono alla stesura di una "Guida alla Mineralogia Vesuviana" che fu pubblicata nel 1982 dall'editore Calderini di Bologna. Questo piccolo libro, ricco di fotografie a colori dei miei minerali, ebbe il merito di essere la prima monografia organica sulla materia che vedeva luce dopo 47 anni dalla pubblicazione del volume "Mineralogia Vesuviana" di Ferruccio Zambonini (1935, a cura di Emanuele Quercigh). Inoltre, diversi miei articoli sono stati pubblicati sulle pagine del NOTIZIARIO del Gruppo Mineralogico Geologico Napoletano.

Nel 2011, all'età di sessanta anni e dopo avere "convissuto" per circa quaranta con i minerali esposti in vetrine nella mia casa del Vomero a Napoli, dopo lunga riflessione giunsi alla decisione di donare il nucleo più importante della collezione, composto di 480 pezzi, all'Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia, sezione di Napoli | Osservatorio Vesuviano, anche su suggerimento del vecchio amico Dott. Massimo Russo e d’accordo con la mia famiglia, e in particolare con le figlie Valentina e Francesca.

Dopo un lungo iter, il 26 gennaio 2012 mi recai a Roma presso la Direzione dell'Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia dove fu firmato l'atto di donazione con l'allora Presidente Prof. Domenico Giardini. Questo atto legava fieramente e per sempre il mio nome e la mia lunga storia collezionistica alla secolare e prestigiosa storia del più antico osservatorio vulcanologico del mondo: l'Osservatorio Vesuviano di Ercolano, oggi Museo, dove è esposta in modo permanente la "Collezione Vesuviana donazione Mariano Carati 2011".

La collezione “Mariano Carati” è esposta in tre teche, che mi sono dedicato a progettare personalmente, nelle quali i campioni sono mostrati con criteri espositivi ispirati alle esigenze didattico-scientifiche del Museo che ha un pubblico costituito prevalentemente da studenti delle scuole medie e superiori. I minerali esposti (280) rappresentano 125 specie delle attuali 266 conosciute al Somma-Vesuvio e sono stati suddivisi in modo tale che il visitatore possa “leggere” il vulcano a partire dai suoi prodotti fumarolici di superficie per finire nelle viscere della camera magmatica, o viceversa. Questa intuizione del Dott. Massimo Russo, oggi anche responsabile di questo Museo Mineralogico, rende la collezione unica nel suo genere rispetto ai musei tradizionali.

Essa è così suddivisa:

- minerali delle fumarole: provenienti da fumarole di alta, media e bassa temperatura;

- minerali delle lave: di formazione secondaria (raffreddamento);

- minerali dei proietti vulcanici: proietti lavici e carbonatici più o meno metamorfosati;

- minerali dei magmi: componenti delle rocce laviche.

Sabato 13 Aprile 2013 nel magnifico salone "Palmieri" del suddetto Museo, con una breve cerimonia aperta dal Direttore p.t. dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia, sezione di Napoli, Dott. Marcello Martini, è stata inaugurata e aperta definitivamente al pubblico la nuova sala mineralogica.

Bibliografia Mariano Carati

Carati M. (1981): Mineralogia Vesuviana: Camaldoli della Torre (NA). NOTIZIARIO del Gruppo Mineralogico Geologico Napoletano, 4, 15-16. 

Carati M. (1982): Guida alla mineralogia vesuviana. 121 pp., Calderini Ed., Bologna.

Carati M. (1983): Primo rinvenimento di una cerio-perowskite al Monte Somma. NOTIZIARIO del Gruppo Mineralogico Geologico Napoletano, 8/10, 15-16.

Carati M. (1984a): Elenco delle specie e varietà mineralogiche del Somma-Vesuvio. NOTIZIARIO del Gruppo Mineralogico Geologico Napoletano, 11/12, 18-32.

Carati M. (1984b): Caratiite: un nuovo minerale. NOTIZIARIO del Gruppo Mineralogico Geologico Napoletano, 11/12, 34-36.

Carati M. (1985): Le principali vulcaniti dell’area flegrea: natura, estrazione, utilizzo. NOTIZIARIO del Gruppo Mineralogico Geologico Napoletano, 13/14, 24-30.

Carati M. (1986a): Mineralogia Vesuviana: nuove specie minerali del Somma-Vesuvio. NOTIZIARIO del Gruppo Mineralogico Geologico Napoletano, 15, 5-7.

Carati M. (1986b): Elenco delle specie e varietà mineralogiche del Somma-Vesuvio (1º aggiornamento). NOTIZIARIO del Gruppo Mineralogico Geologico Napoletano, 15, 25-27.

Carati M. (1986c): Nuove specie minerali del "gruppo anfibolo" al M. Somma. NOTIZIARIO del Gruppo Mineralogico Geologico Napoletano, 16, 17-21.

Carati M. (1987a): Un nuovo minerale per il Somma-Vesuvio: la crisocolla. NOTIZIARIO del Gruppo Mineralogico Geologico Napoletano, 17, 9-11.

Carati M. (1987b): I minerali degli inclusi metamorfosati nel tufo grigio campano. NOTIZIARIO del Gruppo Mineralogico Geologico Napoletano, 18, 5-12.

Carati M. (1988): Elenco delle specie e varietà mineralogiche del Somma-Vesuvio (2º aggiornamento). NOTIZIARIO del Gruppo Mineralogico Geologico Napoletano, 20, 11-12.

Carati M., Russo M. (1990): 1980-1990: 10 anni di ritrovamenti mineralogici in Campania effettuati dai soci del Gruppo Mineralogico Geologico Napoletano. NOTIZIARIO del Gruppo Mineralogico Geologico Napoletano, 23/24, 17-29.

Carati M, Punzo I., Russo M., Tarallo A. (1990): Importante ritrovamento di ematite al Monte Somma. NOTIZIARIO del Gruppo Mineralogico Geologico Napoletano, 23/24, 31-36.

Carati M. (1996): L’afganite del Monte Somma. GMGM Notizie del Gruppo Mineralogico Geologico Napoletano, 1, 5.

Carati M. (1998): I piroclori del Monte Somma. GMGM Notizie del Gruppo Mineralogico Geologico Napoletano, 1, 4.

Carati M., Punzo I., Russo M. (2011): Gruppo Mineralogico Geologico Napoletano and the Mineralogy of Somma-Vesuvius and Campi Flegrei: Thirty Years of Contributions. Geoitalia, Sessione GEO6 (Mineralogia), panel n.15, Torino 19-23 ottobre, Epitome, 4, 322.