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Guido Carobbi

Autore: Piero Manetti - Università di Firenze

Da presentazione di Piero Manetti - Università di Firenze

Guido Carobbi si laureò in Chimica a Firenze nel 1922 con una tesi in Chimica Inorganica. Assistente alla Ca@edra di Chimica Generale di Napoli con il Prof. Zambonini dove conseguì la libera docenza in Chimica Generale. Nel 1930 vincitore di concorso a Ca@edra fu nominato Straordinario di Mineralogia a Messina. Nel 1932 passò all’Università di Modena e nel 1937 all ‘Università di Bologna da cui si trasferì a Firenze nel 1938 dove tenne la direzione dell’IsQtuto di Mineralogia fino al 1970. Dal 1938 al 1975 fino a quando andò fuori ruolo, diresse il Museo di Mineralogia. Ricoprì numerose cariche accademiche: Pro Re@ore dal 1956 al 1963, Preside della Facoltà di Farmacia del 1961 al 1963, Preside della Facoltà diS.M.F.N dal 1963 al 1968 e Consigliere di Amministrazione dal 1950 al 1970.

Il Prof. Carobbi ha avuto il grande merito di raccogliere in una monografia i 100 anni di a(vità scienQfica dell’IsQtuto di Mineralogia che ha permesso di conoscere in maniera de@agliata lo sviluppo delle scienze mineralogiche s.l. (comprese la cristallografia, la giacimentologia, petrografia e la geochimica). Con l’avvento del Prof. Carobbi le ricerche naturalisQche che avevano interessato vari DocenQ a parQre dalla fondazione del Gabine@o-IsQtuto riguardanQ sopra@u@o la mineralogia descri(va, la petrografia, la geologia e la paleontologia, divennero sempre più orientate verso gli aspe( mineralogici e geochimici. 

Da DIZIONARIO BIOGRAFICO TRECCANI

CAROBBI, Guido. - Nato il 20 ott. 1900 a Pistoia da Alcibiade e Giulia Giovannini, si laureò in chimica nel 1922 all'università di Firenze, e l'anno successivo divenne assistente nell'istituto di chimica generale dell'università di Napoli, diretto da Ferruccio Zambonini. Libero docente in chimica generale nel 1927 e professore incaricato di chimica analitica, nel 1930, vincitore di concorso, fu chiamato alla cattedra di mineralogia dell'università di Messina; da qui nel 1933 fu trasferito all'università di Modena, poi nel 1937 a Bologna, e infine dall'anno 1938-39 passò all'università di Firenze, dove rimase fino al 1970 come ordinario e in seguito fino al 1975 come fuori ruolo. In questa università ricoprì una serie di incarichi accademici: prorettore (1956-63), preside della facoltà di farmacia (1961, 63). poi della facoltà di scienze matematiche, fisiche e naturali (1963-68), retta anche come decano (1970-71).

Medaglia di benemerito della scuola, della cultura e dell'arte, fu presidente della Società mineralogica italiana (1952-54), socio nazionale dell'Accademia dei Lincei (1949) e dei XL, fellow della Mineralogical Society of America, corrispondente dell'Osterreichische Akademie der Wissenschaften e socio di numerose accademie locali (come l'Accademia di scienze, lettere e arti di Modena, l'Accademia Peloritana di Messina, l'Accademia toscana di lettere e scienze La Colombaria, l'Accademia delle -scienze di Torino, l'Accademia Pontaniana di Napoli) e membro dell'Istituto di studi etruschi.

Il C. morì a Firenze il 16 genn. 1983.

La sua attività scientifica è documentata da circa centoventi pubblicazioni su argomenti di chimica, di mineralogia e di geochimica a testimonianza del suo spettro di interessi che si sono evoluti nell'arco di oltre mezzo secolo di produzione scientifica.

I primi lavori sono di chimica inorganica, indirizzati al comportamento delle terre rare dal suo maestro Zambonini col duplice scopo di cercare metodi per la loro separazione attraverso l'esame di una numerosa serie di sali e di avere informazioni sulle loro relazioni nelle fasi cristalline naturali. Per il primo scopo, la preparazione di tutta una serie di sali doppi (terra rara con altro elemento, generalmente alcalino), dai carbonati ai nitrati, dai solfati ai cromati, dai tungstati ai molibdati, consentì di intravedere alcune possibilità di separazione per cristallizzazione frazionata, ma soprattutto fornì una notevole messe di dati, utilissima per la conoscenza della chimica delle terre rare: si veda, per esempio,Solfati di lantanio e tallio talloso, in Renddella RAccadnazdei Lincei, classe di scienze fisiche, matem. e nat., s. 6, I (1925), pp. 278-283 (in collaborazione con F. Zambonini).

Il secondo obiettivo, che indusse il C. a intraprendere lavori di mineralogia, era quello di chiarire il meccanismo delle sostituzioni isomorfogene, ossia di verificare l'intuizione dello Zambonini, che aveva individuato nella vicinanza dei raggi ionici il fattore determinante nella sostituibilità allo stato solido delle coppie sodio-calcio e silicio-alluminio nei plagioclasi. Negli anni immediatamente successivi a questa indicazione, che è del 1922, era logico che si cercassero le prove sperimentali attraverso lo studio delle relazioni di sostituibilità fra ioni nei vari composti cristallini. Un tema di ricerca, questo, fruttuoso in un momento in cui le tecniche diffrattometriche erano ancora agli inizi e pochissime le strutture cristalline determinate, e per di più di composti semplici praticamente senza sostituzioni isomorfogene.

Le apatiti furono logicamente il primo gruppo studiato, dato il loro ruolo come importanti distributori naturali delle terre rare. In particolare l'esame dei termini a piombo, come la piromorfite, consentì, attraverso sintesi di prodotti e analisi di minerali, di chiarire le sostituzioni isomorfogene fra piombo e terre rare, e in particolare le preferenze entro il gruppo dei lantanidi (si veda, per esempio, Ricerche chimiche e spettroscopiche sulla piromorfite di Braubach (Nassau), in Rend.della RAccdi scienze fisiche e matematiche di Napoli, s. 3, XXXII [1926], pp. 17-27, in collaborazione con S. Restaino). Analoghe ricerche furono condotte per indagare le relazioni fra diversi altri cationi, dal magnesio al berillio, dal molibdeno al tallio, dall'uranio al calcio, dal mercurio al ferro. Le indicazioni trovate, praticamente tutte confermate dalle determinazioni strutturali, hanno contribuito alPattuale quadro cristallochimico (si veda, per esempio, Contributo allo studio delle relazioni di isomorfismo fra i composti di berillio e quelli di magnesio, in Renddella RAccnazdei Lincei, ci. di scienze fis., mat. e nat., s. 5, XXXIII [1924], pp. 218-222, e in Gazzetta chimital., LV [1925], pp. 330-335, in collaborazione con F. Zambonini). Fondamentali per la, conoscenza della mineralogia delle esalazioni vulcaniche furono le sue ricerche sulle fumarole, il cui studio sistematico condusse alla scoperta di sette nuovi minerali. A Vulcano la cannizzarite (solfobismutito di piombo), al Vesuvio i restanti sei, tra cui tre solfati (manganolangbeinite, mercallite e matteuccite), un cloruro (mitscherlichite), un fluosilicato (malladrite) e un fluoborato, denominato ferruccite in onore del suo maestro, che aveva visto discreditato il nome zamboninite, risultato essere un miscuglio di specie diverse. Altro risultato interessante fu il rinvenimento della avogadrite pura, fluoborato fino allora noto solo nella varietà cesifera. In questo gruppo di ricerche si ricordano le seguenti: Sulla diffusione del solfato sodico anidro fra i prodotti dell'attuale attività del Vesuvio, in Annali del ROsservvesuv., s. 3, I (1924), pp. 19-22 (in collaborazione con V. Caglioti); Sulla presenzafra i prodotti dell'attuale attività del Vesuviodel composto Mn2K2 (So4)3, ibid., pp. 23-26 (in coll. con F. Zambonini); Su un solfobismutito di piombo di Vulcano (Isole Eolie), ibid., pp. 31-36 (in collaborazione con F. Zambonini e 0. De Fiore); Sulla presenza del fluosilicato sodico e di quello di potassio tra i prodotti della attuale attività del Vesuvio,ibid., s. 3, III (1926), pp. 1-5, e in Renddella RAccnazdei Lincei, classe di scienze fisiche, mat. e nat., s. 6, IV (1926), pp. 171-175 (in collaborazione con F. Zambonini); Ricerche chimiche sulle incrostazioni gialle della lava vesuviana del 1631, in Annali del ROsservvesuv., s. 3, III (1926), pp. 1-28, e in American Mineralogist, XII (1927), pp. 1-10 (in collaborazione con F. Zambonini); Sulla presenza dell'atacamite fra le incrostazioni della lava vesuviana del 1631, inRenddella RAccdi scienze fisiche e matematiche di Napoli, s. 3, XXXIV (1928), pp. 1-6; Nuove ricerche chimiche e cristallografiche sulla litidionite del Vesuvioibid., XXXVI (1930), pp. 1-11; Sulla presenza della alluminite fra i prodotti della attività fumarolica del Vesuvio, in Perioddi mineral., III (1932), pp. 204-210; Sulla presenza di un nuovo minerale fra i prodotti dell'attività fumarolica del Vesuvioibid., IV (1933), pp. 3, 15, "Mercallite", nuovo minerale fra i prodotti dell'attività fumarolicà vesuviana del 1933, in Renddella RAccnazdei Lincei, classe di scienze fisiche, matem. e nat., s. 6, XXI (1935), pp. 385-393; Ralstonite e bisolfato sodico (matteuccitefra i prodotti delle fumarole vesuvianeibid., s. 8, XII (1952), pp. 23-29 (in collaborazione con C. Cipriani); Il bromo in alcuni prodotti fumarolici del Vesuvio e dell'Etnaibid., s. 8, XXXIII (1962), pp. 3- 12 (in collaborazione con N. Coradossi).

Il profondo interesse per i sublimati vulcanici non si esaurì nella identificazione dei loro costituenti mineralogici, ma portò il C. a iniziare un nuovo filone di ricerca che contraddistinse, negli anni del dopoguerra, lui e la sua scuola: la geochimica. Iniziati come ricerche sulla composizione chimica di alcuni interessanti minerali, quali la scheelite, l'ortite, le già citate piromorfiti, questi studi si indirizzarono successivamente ai costituenti minori delle rocce; essi portarono notevoli contributi alla conoscenza da un lato dei processi genetici delle rocce e dall'altro dei comportamenti geochimici degli elementi (si veda, per esempio, Sopra i costituenti minori di alcune rocce sedimentarie di Passo delle Radici (Appennino Tosco-Emiliano), in Spectrochimacta, II [1941], pp. 32-44, in collaborazione con R. Pieruccini;Spectographic Analysis of Tourmalines from the Island of Elba with Correlation of Colour and Composition, in Amer.Mineral., XXXII [1947], pp. 121-130, in collaborazione con lo stesso).

Pressato dagli impegni accademici, a partire dagli anni Cinquanta abbandonò gradualmente le ricerche sperimentali, ma arrivò a pubblicare due note a carattere storico-bibliografico di grande interesse, come il panorama dell'attività mineralogica a Firenze e un ampio saggio sulla mineralogia della Toscana (Un secolo di attività mineralogia a Firenze(1870-1970), in Atti e memorie dell'Acctoscdi scienze e lettere "La Colombaria", XXXVII [1972], pp. 3-89; I minerali della ToscanaSaggio di mineralogia regionale, in collaborazione con F. Rodolico, Firenze 1976).

Oltre a numerosi lavori scientifici, di cui i principali sono stati sopra citati, il C. è autore di un Trattato di mineralogia(Firenze 1945, 2ª e 3ª edizione ibid. 1957, 1971).

Fonti e Bibl.: Annuario generale dell'Accademia nazionale dei XL, Roma 1961, pp. 397-406; Biografie e bibliografie degli accademici lincei, Roma 1976, pp. 175-177.