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Giancarlo Brizzi

Autore: AA. VV. - Università di Firenze

Da Mineralogical Record Labels Archive

Giancarlo Brizzi

(1936-1992)

Dr. Giancarlo Brizzi was a prominent Italian mineral collector and amateur mineralogist in Florence. The new mineral species brizziite was named in his honor in 1994, in recognition of his contributions to the mineralogy of Tuscany, and especially the Cetine stibnite mine where the original specimens were discovered. He was co-author of numerous articles on worldwide mineral occurrences.


dal sito dell'Università di Firenze

http://www.msn.unifi.it/collezioni/mineralogia-e-litologia-2/collezionisti/g-brizzi/


Frutto della appassionata attività di raccolta di G.Brizzi, questa imponente collezione è composta da circa 4600 esemplari con provenienza italiana, in particolare toscana (circa il 60%) e sarda (18%). Sono anche presenti una ventina di minerali provenienti dalle località tipo ed alcune specie rare, quali campigliaite, cetineite, franzinite, onoratoite, peretaite.

La collezione Brizzi è costituita da circa 4600 esemplari, in massima parte italiani, raccolti fra il 1965 e il 1992 non solo nelle maggiori località mineralogiche, ma anche in quelle secondarie, fornendo un panorama completo della mineralogia italiana. Soprattutto Toscana e Sardegna, le più ricche regioni minerarie italiane, sono le zone studiate; le vecchie miniere e le relative discariche furono esaminate con cura alla ricerca sia di campioni esteticamente apprezzabili sia di campioni di significato scientifico, in particolare prodotti di alterazione dei depositi di minerali metallici. Così dalla Toscana troviamo numerosi campioni dei giacimenti a pirite del grossetano (Gavorrano, Niccioleta, Campiano e Boccheggiano), ad antimonio (Cetine, Pereta, Montauto) e spettacolari esemplari dai marmi delle Alpi Apuane. Dalla Sardegna provengono le bellissime anglesiti e fosgeniti di Monteponi nell’iglesiente e numerosi minerali di argento dal Sarrabus.

Brizzi, nato a Firenze nel 1936, ha studiato Farmacia e in quel settore ha operato, avvicinandosi alla Mineralogia come passatempo. Un passatempo, però, svolto con grande accuratezza e preparazione e non solo con passione. Quindi dalla raccolta di esemplari il discorso si è poi ampliato alla ricerca di testi, anche antichi, riguardanti minerali e miniere e alla cura nella documentazione della collezione, anche tramite micro e macrofotografie dei campioni particolarmente estetici. Dopo l’improvvisa scomparsa nel 1992, la famiglia volle donare la collezione al Museo, mentre l’archivio fotografico fu affidato al gruppo mineralogico di cui Brizzi è stato co-fondatore.

Nei 25 anni di ricerca di campagna, G.Brizzi è divenuto molto conosciuto non solo nell’ambiente dei collezionisti, ma anche, e soprattutto, in quello scientifico, grazie all’intensa e fattiva collaborazione con studiosi di Università e CNR, a cui proponeva esemplari dubbi da cui talvolta nascevano lavori di elevato valore scientifico. Proprio in seguito a questo, dopo la prematura e tragica scomparsa di Brizzi, chi ha collaborato più frequentemente con lui ha voluto dedicargli una nuova specie mineralogica, la “brizziite”.

Molti esemplari della collezione Brizzi sono stati oggetto di studio, proprio all’atto dell’inserimento nella raccolta, mentre quelli di elevato valore estetico poco si prestano alle analisi, talvolta distruttive, che possono danneggiare il campione.