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Carlo Napione

Autore: Germano Rigault - Accademia delle Scienze di Torino

(Dal sito dell’Accademia delle Scienze di Torino, a cura di Germano Rigault, del 18/01/2005).

Chimico e mineralogista, nacque a Torino il 31 ottobre 1756 e morì a Rio de Janeiro il 27 giugno 1814. Fu eletto Socio nazionale con le lettere patenti di fondazione dell'Accademia il 25 luglio 1783.

Fu l'autore del primo trattato italiano di Mineralogia, gli Elementi di Mineralogia esposti a norma delle più recenti osservazioni e scoperte, stampato a Torino nel 1797. In quest'opera vengono discussi i caratteri esterni, la classificazione e la descrizione dei minerali secondo il sistema di Werner, di cui il Napione era stato allievo a Freyberg nel 1788.

Poiché a quell'epoca né i metodi chimici d'analisi né quelli fisico-cristallografici permettevano di identificare con sicurezza un minerale, il Napione, seguendo il Werner, elaborò un sistema di classificazione basato sulle «caratteristiche complesse» descrivendo in dettaglio le proprietà fisiche quali ad esempio il colore, la lucentezza, la trasparenza, la coesione, la frattura, la durezza, la densità, la conducibilità termica, le configurazioni esterne.

La sua classificazione rappresentò per quei tempi il culmine della fase descrittiva della mineralogia poiché i relativi metodi di identificazione, non richiedendo l'uso di particolari strumenti, rispondevano bene alle necessità pratiche, in particolare a quelle dell'industria mineraria.

Patrono delle industrie militari brasiliane, fu chimico e mineralogista di fama internazionale. Membro della commissione scientifica che a Torino seguì il primo esperimento di volo aerostatico (1783) e autore del primo testo moderno di mineralogia in lingua italiana (1797), è ricordato per aver sperimentato e divulgato in ambiente sabaudo alcune tecniche innovative per il trattamento dei metalli e per uno studio sul comportamento fisico-strutturale di diversi legnami brasiliani mai prima analizzati.
La vicenda umana di Napione, che si concluse a tinte fosche come un racconto poliziesco, interseca la storia della chimica, della metallurgia, della mineralogia, della formazione tecnologica e di alcune tra le più significative istituzioni scientifiche e culturali piemontesi, europee e brasiliane.