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Carlo Maria Gramaccioli

Autore: Italo Campostrini & Francesco Demartin

CARLO MARIA GRAMACCIOLI (1935 -2013)

di Italo Campostrini e Francesco Demartin

Dipartimento di Chimica, Università degli Studi di Milano, via Golgi 19, 20133 Milano

.

Con la recente ed improvvisa scomparsa del professor Carlo Maria Gramaccioli, avvenuta il 14 ottobre 2013, viene a mancare una delle figure più rilevanti della cristallografia e della mineralogia non solo italiana ma internazionale.

Nato a Milano nel 1935, sin da giovane è stato appassionato collezionista di minerali e questo suo interesse per le sostanze cristalline e la chimica lo portò a conseguire la laurea in Chimica Industriale con lode presso l'Università degli Studi di Milano nel 1959.

Per completare la sua esperienza trascorse due anni come post-doctoral fellow presso il California Institute of Technology a Pasadena (California, USA), assieme a R.E. Marsh e D. Duchamp, non solo dedicandosi allo studio di nuove strutture cristalline come cristallografo, ma progettando e scrivendo nuove routines di calcolo per la loro risoluzione e raffinamento. Al suo ritorno in Italia (1964-65), gli fu conferito l’incarico di insegnamento di Chimica Fisica I (termodinamica e cinetica) per il Corso di Chimica Industriale all’Università degli Studi di Milano e continuò a studiare strutture cristalline usando gli stessi metodi, ma considerando casi di notevole complessità che finora nessuno era riuscito ad affrontare e risolvere. Nello stesso tempo, aveva intrapreso ricerche sulla possibilità di calcolare la struttura dei cristalli tenendo conto delle possibili interazioni tra le molecole che costituiscono il cristallo, e studi di dinamica reticolare (allora appannaggio quasi esclusivo della fisica dello stato solido) che permettevano di prevedere le vibrazioni degli atomi nei cristalli e di valutare anche funzioni termodinamiche, quali l’entropia e l’energia libera. In particolare ottimi risultati furono ottenuti per lo zolfo, S8 rombico, per l'adamantano ed il benzene. Con la sua nomina a professore ordinario di Chimica Fisica per Scienze Geologiche (1980), ed afferendo al Dipartimento di Scienze della Terra, trasferì i suoi interessi verso lo studio chimico-fisico e strutturale dei minerali, la sua vera passione. Dal 2002 continuò la sua attività scientifica presso il Dipartimento di Chimica Strutturale e Stereochimica Inorganica. I risultati delle sue ricerche sono testimoniati da oltre 130 lavori pubblicati su prestigiose riviste ad ampia diffusione internazionale. Le sue notevoli doti di insegnante sono state riconosciute anche a livello internazionale con la sua nomina prima come membro e poi come presidente nel 2001 della "Teaching Commission of the International Union of Crystallography", e come tale è stato responsabile dell'organizzazione di numerose scuole di cristallografia in varie parti del mondo. È stato anche membro di numerose importanti associazioni scientifiche tra cui la Mineralogical Society of America, la Mineralogical Association of Canada, e l'Istituto Lombardo di Scienze e Lettere.

Carlo si avvicinò alla mineralogia nella prima metà degli anni ’50, quando il collezionismo di minerali era ancora poco diffuso, effettuando le prime ricerche in compagnia del padre Ettore e del Dott. Alessandro Braccio, noto farmacista e collezionista di minerali, che destò in lui l’interesse soprattutto per quei minerali contenenti elementi considerati “insoliti” quali il niobio, il tantalio, lo scandio o le terre rare. Risalgono a quei tempi “pionieristici” le escursioni in treno a Piona, dove per primo si interessò ai minerali accessori che i collezionisti in cerca di berillo erano soliti lasciare in discarica. L’interesse sempre maggiore per i minerali rari lo portò ad allargare i suoi orizzonti effettuando, sempre in compagnia del padre ed anche dell’Ing. Giuseppe Scaini, escursioni in Ossola ed anche alla famosa cava di Lengenbach in Binntal, dove a quei tempi la ricerca era libera. Risalgono a quel periodo le segnalazioni di numerosi minerali rari, quali la columbite di Piona (1957), e la tanteuxenite-(Y) di Craveggia (1958).

Nel 1959 partì per il servizio militare e proprio in questo periodo, in occasione di una licenza, effettuo un’escursione a Traversella dove ebbe la fortuna di arrivare proprio pochi giorni dopo il ritrovamento della famosa geode di quarzo ametista.

Fino ad allora Carlo non aveva mai acquistato minerali, in quanto, secondo la filosofia del Dott. Braccio, semplicemente non si doveva fare; quel giorno, con la scusa di essere militare, non seppe resistere davanti a quei campioni magnifici e, spendendo ben 2500 lire, acquistò tutta una serie di esemplari (quarzo ametista, magnetite, scheelite) che costituiscono ancora oggi uno dei punti di forza della sua collezione.

Nel 1962 pubblicò privatamente la monografia “I minerali valtellinesi nella raccolta di Pietro Sigismund” che è forse il primo esempio di un lavoro divulgativo per i “non addetti ai lavori” sulla mineralogia regionale mai pubblicato in Italia.

Durante il periodo trascorso negli Stati Uniti ebbe modo di conoscere alcuni grandi nomi del collezionismo mondiale, quali John Jago Trelawney (1909-2001) e Jack Parnau (1906-1990) e poté effettuare numerose escursioni, tra le quali una che amava ricordare in modo particolare fu quella alla celebre località di San Benito in California, dove poté raccogliere buoni campioni di nettunite, benitoite e joaquinite-(Ce).

Rientrato in Italia tornò ad occuparsi nuovamente dei minerali delle nostre Alpi, dai quali era particolarmente attratto, oltre che per la rarità di alcuni, dalla freschezza e dalla varietà di forme.

La collaborazione con numerosi collezionisti, come ad esempio Adriano Ratto, Francesco Cantadore, e Vittorio Mattioli fruttò una serie di nuovi ritrovamenti, specialmente nella regione ossolana. Sono infatti di quel periodo le segnalazioni della fenacite (1970) e della synchysite-(Ce) di Beura, della tapiolite di Piona, dell’uranophane-beta ad Eglio (1967), solo per citarne alcuni.

Di importanza fondamentale è stata la sua opera di divulgazione, ritenuta da lui particolarmente necessaria per avvicinare il grande pubblico a discipline complesse quali la cristallografia, la mineralogia e la chimica in generale. Nel 1975 pubblicò “Minerali Alpini e Prealpini”, l’opera che forse più di tutte gli portò notorietà tra i collezionisti e che ancora oggi, a quasi 40 anni dalla sua pubblicazione, è assai apprezzata. L’opera, in due volumi, ha avuto notevole successo anche all’estero ed ha ricevuto numerosi riconoscimenti, quali il Premio Itas sulla letteratura alpina e una menzione speciale al Premio Glaxo per la divulgazione scientifica. Altre opere divulgative assai apprezzate sono pure state pubblicate, sia su temi più propriamente cristallografici come pure squisitamente regionali o descrittivi (vedi bibliografia). Di particolare successo fu la collana “Conoscere i minerali”, pubblicata da De Agostini ed inspiegabilmente interrotta per scelta dell’editore dopo i primi tre volumi che trattavano rispettivamente dei solfosali, dei minerali radioattivi e dei fosfati.

Per un breve periodo spostò la sua attenzione verso i minerali di manganese e di arsenico in genere e da questi studi ne derivarono alcune specie nuove quali la tiragalloite, la medaite, la geigerite, la fetiasite e la paraniite-(Y).

Nella seconda metà degli anni ’90 il suo interesse si spostò in Sardegna, dove nel corso di una serie di fortunate campagne di ricerca, vennero trovati nella miniera di Baccu Locci presso Villaputzu numerosi ed interessanti minerali secondari contenenti selenio, tra cui due specie nuove in assoluto: l’orlandiite e la sarrabusite. Ci piace ricordare il giorno della scoperta dei minerali di selenio a Baccu Locci, quando per avere conferma dell’effettiva natura dei minerali, si inventò un “saggio alla fiamma” direttamente in miniera, usando dei pezzetti di legno, un frammento di minerale e la fiamma di una lampada ad acetilene. Infatti i composti di selenio, in ambiente riducente, sprigionano un intenso odore caratteristico, che permise di confermare la sua presenza nei minerali trovati.

Non furono comunque abbandonati gli studi sui minerali delle pegmatiti e delle fessure alpine (Baveno, Cervandone, Val Vigezzo ed anche Madagascar) e sui processi che portano alla loro formazione, in particolare formando complessi con il fluoro.

Infine fu proprio lui, memore di una visita fatta negli anni ’70, ad intuire, grazie alle sue conoscenze chimiche, l’importanza mineralogica delle fumarole del cratere della Fossa all’Isola di Vulcano (Eolie), che avrebbero potuto originare minerali interessanti. Lo studio effettuato sui campioni raccolti nel corso di una serie di campagne di ricerca effettuate a partire dal 2006 nell’ambito di un progetto di ricerca svolto in collaborazione con la sezione di Napoli dell’Istituto Nazionale di Geochimica e Vulcanologia (Osservatorio Vesuviano) e tuttora in atto, ha portato alla scoperta di ben 23 minerali nuovi, assieme al riconoscimento di numerosi minerali mai descritti in questa località. Tra queste si possono ricordare interessanti fluoruri complessi (knasibfite, demartinite, thermessaite), cloruri talliferi (hephaistosite, steropesite), solfati e solfati cloruri (aiolosite, campostriniite, adranosite-(Al), pyracmonite, therasiaite, acmonidesite), solfoalogenuri (demicheleite-(Br) ecc.) che confermano l'unicità di quel "laboratorio chimico" che sono le fumarole. Nel 2004, in riconoscimento del suo impegno scientifico gli è stato dedicato un nuovo minerale, la gramaccioliite-(Y), (Pb,Sr)(Y,Mn)Fe3+2(Ti,Fe3+)18O38 (Orlandi et al., 2004a, 2004b), un ossido complesso appartenente al gruppo della crichtonite la cui località-tipo è Sambuco, presso Pianche di Vinadio, Cuneo.

La collezione Gramaccioli, frutto di oltre 50 anni di ricerche ed anche di acquisti, conta attualmente circa 7000 campioni ed offre una vasta panoramica mondiale soprattutto sui minerali rari, anche se non mancano campioni di interesse estetico a volte eccezionali. La raccolta è ordinata principalmente con criteri sistematici, ma comprende anche alcuni settori dedicati ad un tema particolare, come ad esempio la cava di Lengenbach in Binntal (Svizzera), i minerali uraniferi, quelli contenenti Terre Rare o i minerali delle pegmatiti alpine. Quasi ogni campione ha una sua storia particolare, che Carlo amava raccontare quando si andava a trovarlo ed iniziava ad aprire i cassetti in cui è ordinatamente disposta la maggior parte della collezione. Particolarmente affascinanti sono poi le “labels” che accompagnano soprattutto i campioni più vecchi, che spesso recano annotazioni su caratteristiche o composizioni chimiche particolari.

Negli ultimi tempi il suo interesse collezionistico era rivolto soprattutto ai solfuri ed ai solfosali, dei quali, grazie all’acquisizione di un sostanzioso numero di campioni provenienti da vecchie e nuove località, è riuscito a costituire una raccolta molto interessante e selezionata.

La sua profonda cultura, non solo mineralogica, e la sua grande umanità mancherà molto a tutti gli amici e colleghi che hanno avuto la fortuna di conoscerlo, così come sentiremo la mancanza di alcuni tratti del suo carattere, a volte duro, ma geniale.

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ABSTRACT

Professor Carlo Maria Gramaccioli passed away on October 14th, after a sudden illness. Born in Milano, Italy, in 1935, he graduated cum laude in Industrial Chemistry at Università degli Studi, Milano in 1959. He spent two years (1962-64) at California Institute of Technology, Pasadena as post-doctoral fellow in the Gates-Crellin laboratories, where he completed his experience in crystallography with Richard E. Marsh, mainly with respect to writing new computing routines to solve and refine crystal structures from X-ray diffraction data. On his coming back to Italy, he was lecturer in Physical chemistry at the Università degli Studi, Milano where in 1980 he was appointed full Professor in Physical Chemistry for geological sciences, a position he held until 2009, when he was pensioned. Carlo Maria Gramaccioli's scientific activity has especially regarded crystallography and physical chemistry of crystals, as it is witnessed by more than 130 papers, which have appeared in distinguished international journals. Some of them concern lattice-dynamical calculations of the atomic displacement parameters and of the thermodynamic functions using empirical potentials derived from fitting the vibrational frequencies of several groups of minerals. His extensive teaching activity has been widely appreciated on world-wide basis, and he was elected member of the Teaching Commission of the International Union of Crystallography where he became the Chairman until 2001, and as such he organized successful schools of crystallography in several parts of the world. He is a member of several distinguished scientific societies, among which the Mineralogical Society of America, the Mineralogical Association of Canada and the Istituto Lombardo di Scienze e Lettere. His lifelong hobby for mineral hunting resulted in one of the most impressive collections of mineralogical specimens from all over the world, specializing in rare-earth-containing minerals from the Alps and Scandinavia. He co-authored the discovery of 27 new mineral species, most of them found recently at Vulcano; the scent of new minerals seemed to heal his declining health. His name has been honoured by attributing it to a new rare-earth bearing species from the Alps, the mineral gramaccioliite-(Y). Many friends and colleagues will miss his deep and multiform culture, and his sometimes temperamental, always genial moods.


Gramaccioli in gita con Peter Frank e Giuse Patania sulla sinistra Gramaccioli con Prof. Braccio Gramaccioli con prof. Alessandro Braccio in viaggio verso Arental minerali alpini e prealpini di C. M. Gramaccioli