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Alessandro Malladra

Autore: cv o biografia da internet

Dal sito dell’osservatorio vesuviano  

http://www.ov.ingv.it/ov/it/storia-dellosservatorio/alessandro-malladra.html

Insegnante del collegio Rosmini di Domodossola, fu chiamato da Mercalli come aiuto presso l'Osservatorio Vesuviano, e, dopo la sua morte, divenne prima curatore e poi Direttore dell'Osservatorio, dal 1927 al 1935. Ricoprì la carica di Segretario generale della Sezione di Vulcanologia dell'Unione Geodetica e Geofisica Internazionale dal 1919 fino al 1936; di questa fu anche Presidente, dal 1930 al 1933. Egli riorganizzò il servizio meteorologico, e si occupò anche di organizzare campagne gravimetriche ed altimetriche sul Vesuvio.

Studiò ed osservò con continuità l'attività eruttiva vesuviana, ed in particolare la morfologia del cratere. Pubblicò una serie degli Annali dell'Osservatorio Vesuviano e fu un eccellente divulgatore dei fenomeni legati all'attività vesuviana.

Alessandro Malladra (1865-1945) Appunti autografi e fotografie sul Vesuvio a 150 anni dalla nascita.

di Guglielmo Manitta

La vulcanologia italiana si è sviluppata sin dal XVII secolo in due aree geografiche ben distinte: il napoletano, per la vicinanza col Vesuvio, e Catania con l’Etna. Nel 1845 nella città partenopea, durante il Congresso degli Scienziati Italiani, fu inaugurato il primo osservatorio vulcanologico del mondo sito nel territorio di Ercolano: l’attività di ricerca dei direttori1 di questo istituto ha contribuito notevolmente alla crescita della vulcanologia in Italia. Ciascuno dei collaboratori ha promosso le ricerche vulcanologiche e sismologiche intorno all’area campana, ideando nuovi strumenti più precisi. Tra questi illustri scienziati occupa un posto di rilievo Alessandro Malladra, nominato ufficialmente direttore nel 19272, carica che mantenne fino al 1935. Egli nacque a Torino nel 1865. Fu inizialmente insegnante nel collegio Rosmini di Domodossola fin quando fu chiamato come assistente da Giuseppe Mercalli3, direttore dell’Osservatorio Vulcanologico Vesuviano, nonché illustre vulcanologo e sismologo.

In ordine cronologico si sono succeduti come direttori dell’Osservatorio tra il 1845 e il 1970: - Macedonio Melloni (1845-1849); - Luigi Palmieri (1855-1896); - Eugenio Semmola (1896-1902); - Raffaele Vittorio Matteucci (1903-1909); - Ciro Chistoni (1909-1911); - Giuseppe Mercalli (1911-1914); - Ciro Chistoni (19161923); - Malladra Alessandro (1923-1927 con incarico provvisorio, 1927-1935 effettivo); - Giuseppe Imbò (1935-1970). 

La carica di direttore, seppur provvisoriamente, era stata assegnata nel 1923 dopo che l’osservatorio era stato guidato da un comitato vulcanologico. Giuseppe Mercalli (21 maggio 1850 – 18 marzo 1914). Allievo del geologo Antonio Stoppani è stato uno dei più importanti sismologhi e vulcanologi italiani. A lui si deve la scala sismica Mercalli e la classificazione delle eruzioni vulcaniche. Ha studiato gli eventi eruttivi e sismici italiani accaduti tra il 1876 e il 1914. È stato direttore dell’Osservatorio Vulcanologico Vesuviano dal 1909 al 1914. È morto tragicamente il 18 marzo 1914 nel suo appartamento a Napoli.

Alessandro Malladra mentre intraprende una delle sue discese nel cratere del Vesuvio in una cartolina d’epoca. (Archivio Privato)

Nel 1898 Malladra aveva curato la terza edizione del libro Acqua ed aria1 dell’illustre geologo Antonio Stoppani2, nel cui volume aveva inserito numerose tavole e aggiunto nuove note utili a chiarire le nuove scoperte sulle teorie più controverse3. Nella terra natale promosse varie iniziative a carattere scientifico. Il 17 settembre 1906, infatti, come si riscontra sul quotidiano nazionale La Stampa, tenne a Torino una conferenza sul traforo del Sempione. Studiò in seminario e fu ordinato sacerdote nel 1848 a Milano. Fu insegnante di geologia presso l’università di Pavia e poi al Politecnico di Milano. Dal 1863 fu direttore del Museo Civico di Storia Naturale. Nel 1874 divenne il primo presidente della sezione di Milano del Club Alpino Italiano. Ha studiato la geologia del settentrione italiano. Nel 1876 pubblicò il volume Il bel paese. 3 Malladra curò di questo stesso volume altre edizioni stampate negli anni 1918, 1921 e 1932.

«Alle ore 16,30 dello stesso giorno [17 settembre], il chiarissimo geologo prof. Alessandro Malladra terrà, in apposito salone, addobbato dal Ferraria di Torino, una conferenza, con proiezioni elettriche illustrando, con la competenza che lo distingue, il fatto compiuto del traforo del gigante Alpino»1. Sempre nel 1906 a Domodossola, in Piemonte, avendo già acquisito una certa notorietà con gli studi sul traforo del Sempione e per la direzione del Museo storico del Sempione, inizia la carica di direttore di un nuovo osservatorio sismico. Su La Stampa del 26 novembre apparve il seguente articolo: «Un osservatorio sismico alpino fondato e diretto da un torinese. Ci scrivono da Domodossola, 24: Un nuovo istituto, che onora la scienza italiana, fu ora aperto, dopo lunghi e delicati lavori, nel Collegio Melleno-Rosmini di Domodossola. Dei fini del nuovo Osservatorio sismico alpino ha già parlato lo scorso anno la Stampa quando l’istituzione era sul suo nascere.

La posizione orografica di Domodossola nel mare delle Alpi Lepontine la designano per sede del più importante Osservatorio sismico italiano. E il forte volere e la tenacia dell’insigne geologo torinese, il prof. Alessandro Malladra, tanto noto per studi e conferenze sul traforo del Sempione e per aver fondato il Museo storico del Sempione, hanno superate tutte le gravi difficoltà economiche e scientifiche che si opponevano alla costituzione dell’Osservatorio[…]»1. Non ancora direttore dell’Osservatorio Vesuviano, il 15 maggio 1912 Malladra compie una discesa nel cratere del Vesuvio. L’impresa è descritta dettagliatamente su La Stampa del venerdì 17 maggio2. In compagnia della guida Varvazzo aveva già tentato una ventina di giorni prima una rapida discesa, che tuttavia era stata interrotta, e un secondo tentativo il 15 maggio. Scendendo una prima scogliera verticale, i due in seguito fiancheggiarono più in basso una parete costituita da strati di lapilli rossi, dalla quale esalavano sporadiche fumarole. Queste furono analizzate, rilevando così una temperatura di 85 gradi. Da quest’area si apriva sotto i loro piedi uno strapiombo alto circa 50 metri. Durante la discesa molti blocchi di roccia si distaccavano dalle pareti e uno di essi cadde sulla testa di Varvazzo, non compromettendo, tuttavia, lo svolgimento dell’impresa. Nelle vicinanze del fondo craterico i due riscontrarono una parete liscia costituita da lava. Giunti in questa parte notarono che la corda era terminata; avevano, infatti, lasciato più in alto la restante parte per non aggravare la discesa. Nonostante ciò Malladra e la guida continuarono la calata, tenendosi fra gli spuntoni di roccia. Giunti sul fondo, che presentava un diametro di 400 metri, scattarono fotografie ed eseguirono varie misurazioni. La temperatura non si elevò in nessun punto oltre i 295 gradi. Dopo due ore, alle 14 circa, Malladra e Varvazzo si avviarono per la salita giungendo verso le 18 sull’orlo craterico dove furono accolti festosamente da molti curiosi. Nell’articolo si comunica che per ripetere le osservazioni, il Malladra aveva l’intenzione di ripetere l’impresa. Infatti, dopo diversi tentativi, l’8 settembre 1913 ripeterà la discesa nel cratere del Vesuvio, questa volta in compagnia dei professori Stoltze e Jacob dell’università di Monaco. Stoltze ha mostrato un grande coraggio calandosi nella vasta voragine per primo. I tre, terminata la discesa, hanno rivolto le loro osservazioni in modo particolare alla bocca apertasi il 5 luglio 1913 dove hanno riscontrato una temperatura di 300 gradi circa. Dal fondo craterico hanno riportato numerosi campioni utili per i loro studi1. Nel 1912 Malladra in collaborazione con Giuseppe Mercalli partecipa alla costruzione dell’impianto sismico dell’Osservatorio Vesuviano, composto da varie stazioni site sul vulcano e la cosiddetta “grotta sismica”, localizzata a 15 metri di profondità a 200 metri di distanza dall’Osservatorio: «Quando il compianto prof. G. Mercalli, assunse, nel marzo 1911, la direzione dell’Osservatorio Vesuviano e, qualche mese dopo, mi chiamò all’onore di essere suo aiuto, trovammo nell’Osservatorio un certo numero di apparecchi sismici, parte acquistati alcuni anni prima dai suoi predecessori, e specialmente dal Dott. R. V. Matteucci, e parte donati»2. Il Mercalli aveva iniziato un progetto ambizioso sul recupero dell’Osservatorio e la valorizzazione della vulcanologia italiana. Il 19 marzo 1914 tuttavia muore tragicamente nel suo appartamento in via della Sapienza 23 a Napoli. Alessandro Malladra, il quale aveva iniziato uno stretto rapporto collaborativo all’osservatorio, nell’opuscolo L’attività scientifica di Giuseppe Mercalli3 propone una ricostruzione delle dinamiche della morte del grande vulcanologo. Malladra ritenne che Mercalli ritornato a casa a notte fonda si sia addormentato, mentre sedeva accanto al tavolo con il sigaro acceso. Questo cadendo tra le pieghe del vestito avrebbe dovuto innescare il fuoco che svegliò il vulcanologo. Lo scienziato, quindi, cercando invano di spegnere le fiamme con delle coperte, cadde privo di sensi arso dalle fiamme. Nel descrivere la morte di Mercalli, Malladra si sofferma su alcuni particolari della tragedia: «Le sofferenze del disgraziato maestro dovettero essere atroci; negli abiti appesi si rinvenne appiccicata la pelle abbrustolita del viso, e quinci e quindi, le impronte delle dita. L’intera epidermide della mano destra, con le unghie di quella mano che vergò tante pagine sapienti trovata in terra, con un guanto abbandonato, si conserva ora tra i cimelii dell’Osservatorio Vesuviano».

Il funerale di Giuseppe Mercalli fu celebrato a Napoli il 19 marzo 1914. Come attesta La Stampa del 21 marzo 1914; Malladra e Bernardini sono rimasti durante la celebrazione accanto alla salma del grande scienziato. Malladra durante le esequie alle ore 17:30 pronunciò un discorso seguito dai professori Bussano, Alfano, e di due studenti. Un particolare articolo fu pubblicato il 21 marzo 1914 sul quotidiano The Mercury di Hobart (Australia), dove erroneamente, si comunica la notizia della morte di Malladra, piuttosto che quella di Mercalli. Nel quotidiano australiano si legge:

PROFESSOR MALLADRA’S DEATH EXPLOSION IN A BEDROOM.

ROME, March 19. Last night Professor Malladra, the doctor of the Mount Vesuvius Observatory, was asphyxiated as the result of the explosion of a kerosene lamp in his bedroom.

Con la morte del Mercalli la direzione fu affidata provvisoriamente a Ciro Chistoni. Malladra, dopo un periodo di direzione provvisoria, sarà nominato effettivamente solo nel 1927. Nonostante la provvisorietà della sua carica il noto vulcanologo promosse varie iniziative. Durante il suo incarico ha incessantemente divulgato alla stampa italiana comunicati attenti e precisi sulle novità vulcanologiche del Vesuvio. Il 15 settembre 1915 un corrispondente del Giornale d’Italia si avviò da Resina verso l’Osservatorio Vesuviano per indagare sulla recente attività del Vesuvio. Malladra ha comunicato in quella occasione una debole variazione nell’attività eruttiva, la quale in quei giorni era caratterizzata dal lancio di blocchi lavici e da emissione di cenere. L’attività fumarolica all’interno della voragine del 1906 si presenta in modo abbondante. Inoltre Malladra comunica che era stata attiva una colata lavica intracraterica che ha colmato le sinuosità presenti sul fondo. Il 17 marzo 1921 Malladra tenne una conferenza sul noto geologo Antonio Stoppani presso la Camera di Commercio di Torino. Così si legge su La Stampa: «Antonio Stoppani. - La figura del grande geologo sarà argomento della conferenza che terrà quest’oggi alle 17 nel salone della Camera di Commercio, il prof. Alessandro Malladra, direttore del R. Osservatorio Vesuviano»1. Intorno al 1920 il Vesuvio, che dopo la fine della grande eruzione del 1906 aveva mostrato un periodo di inattività fino al 1913, presenta delle manifestazioni eruttive continue. Le osservazioni di Malladra sono ininterrotte in quel periodo e i risultati furono contenuti nel volume Il Vesuvio dal 1906 al 19202. L’incessante e meticolosa attività di ricerca è confermata da 11 fotografie scattate tra il 1918 e il 1920 nell’area sommitale del Vesuvio. Questi preziosi documenti, riportano sul retro i seguenti appunti autografi del grande vulcanologo.

Il Vesuvio è stato nel corso dei secoli meta delle più alte cariche politiche italiane ed europee. Negli ultimi giorni di novembre del 1923 i reali di Spagna, Alfonso XIII e la moglie Vittoria Eugenia di Battenberg, fecero visita nell’aria napoletana recandosi sul Vesuvio e presso gli scavi di Pompei. Malladra in quei giorni accolse i sovrani e si offrì come guida del vulcano. Su La Stampa, infatti, si legge: «Il professore Malladra ha fornito ai Sovrani ampi schiarimenti scientifici sulla storia del Vesuvio»1. Tra il sovrano Alfonso XIII e il vulcanologo nacque così un dibattito descritto dettagliatamente nello stesso articolo: «Alfonso XIII si è dimostrato competentissimo in materia poiché ha trattenuto il professore Malladra intorno ai vulcani delle Isole Canarie, specie dei Teide nell’isola di Tenerifa ove a sue spese si stanno eseguendo lavori per l’impianto di una magnifica e ricca flora. Il Sovrano ha anche dichiarato al professore Malladra che sono stati trovati importanti giacimenti di soda e di potassa e minerali rari, quali il platino, cosa che permetterà alla Spagna di fronteggiare al diminuito commercio da parte della Russia»2. Durante il periodo della direzione dell’Osservatorio Vesuviano Malladra fornisce alla stampa nazionale informazioni dettagliate sull’attività eruttiva del Vesuvio3. Risulta interessante il seguente articolo-comunicato pubblicato su La Stampa del 17 maggio 1917.

Napoli, 26 notte. Il prof. Alessandro Malladra direttore del R. Osservatorio Vesuviano comunica: «Nelle ultime 24 ore l’attività del Vesuvio, che si è mantenuta moderata da circa 6 mesi, si è notevolmente intensificata con poderose e frequenti protezioni di lapillo incandescente che viene lanciato a 100 e più metri di altezza, sotto forma di grandiosi zampilli laminosi che si succedono quasi ad ogni minuto. Il rumoreggiare del cratere si sente dall’Osservatorio. I sismografi sono molto agitati. La recrudescenza prelude probabilmente ad una di quelle fasi parossismali1 che si verificano nel Vesuvio alcune volte all’anno, specialmente in primavera o in autunno, tanto più probabili data la lunga fase moderata sopraddetta succeduta agli afflussi lavici in Valle dell’Inferno nello scorso novembre. In tutto ciò non vi è nulla di allarmante salvo il caso di un parossismo eccentrico alla base sud-ovest del monte Somma, che è sempre da temere»2. Nel novembre del 1928 ha inizio sul fianco nordorientale dell’Etna l’eruzione più catastrofica del XX secolo, poiché portò alla completa distruzione del paese di Mascali. Il 12 novembre Malladra, che era giunto durante la mattina del 10, in compagnia di altri vulcanologi, visitò le bocche eruttive dell’eruzione. Nel 1929 si tenne a Firenze la Mostra della Storia della Scienza. In tale occasione Malladra, in rappresentanza dell’Osservatorio Vesuviano, tenne una conferenza sulla storia della vulcanologia. Il Vesuvio ha rappresentato nel corso degli anni una delle principali mete dei viaggiatori del meridione italiano. Oltre a politici, sovrani e altre cariche dello stato il vulcano napoletano ha ospitato personalità della scienza e della letteratura. Per quest’ultima vale il caso di Giuseppe Ungaretti che visitò il Vesuvio il 26 maggio 1932. L’esperienza è raccontata nel volume Viaggio nel mezzogiorno . L’ascesa del vulcano è compiuta percorrendo la strada di Ercolano che attraversa la zona dell’Osservatorio. Una prima sosta è appunto effettuata presso l’Osservatorio Vulcanologico. «Il professor Malladra – scrive Ungaretti - m’ha mandato incontro un carabiniere per accompagnarmi all’Osservatorio. L’Osservatorio si trova in una casa fabbricata un centinaio d’anni fa, in quello stile che non stanca gli occhi, dei libri stampati dal Bodini. Il professor Malladra, colla sua magra persona, alta e svelta, e come di legno, i suoi passettini, i suoi occhi pungenti e ridenti, m’accoglie festoso» . Come racconta nelle successive parole, il poeta è guidato da Malladra, il quale gli mostra le vetrine contenute nel museo e gli strumenti costruiti dagli altri direttori. Il vulcanologo inoltre parla del Vesuvio e dell’Osservatorio e in modo particolare dei suoi predecessori: «Mi parla dei suoi predecessori nella direzione dell’Osservatorio, emuli di Plinio il Vecchio, di Luigi Palmieri che “durante l’eruzione del 1872, mentre le lave circondavano l’Osservatorio, studiava tranquillamente i fenomeni elettrici della cenere che oscurava il cielo”; di Raffaello Matteucci1, l’eroe dell’eruzione del 1906, che “nell’osservare la traiettoria dei proietti fu mortalmente colpito al ginocchio da un masso incandescente” ; di Giuseppe Mercalli che “dopo avere sfidato per trenta anni l’ira dei vulcani doveva soccombere carbonizzato da un stupida fiammella”» .

Come riferisce Ungaretti, Malladra «nulla dice di se stesso, delle sue discese nel cratere, attaccato in fondo a trecento metri d’una fune». Malladra rappresenta una delle figure più importanti della vulcanologia italiana. A lui, infatti, si devono le continue osservazioni dei fenomeni vulcanici del Vesuvio a partire dal 1909. Poco prima della fine del mandato di direttore donò all’Osservatorio Vesuviano 50 medaglie di lava che costituiscono una buona parte della collezione dell’osservatorio. Il chimico Guido Carobbi nel 1933 rinvenne nelle fumarole del Vesuvio un nuovo minerale (Na2[SiF6]) che chiamò malladrite in onore del vulcanologo torinese.

Alessandro Malladra muore nel 1945 a Roma.