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Adolfo Ciampi

Autore: AA. VV. - Università di Firenze

Dal sito dell'Università di Firenze

http://www.msn.unifi.it/collezioni/mineralogia-e-litologia-2/collezionisti/a-ciampi/

La collezione Ciampi, acquistata dal Museo nel 1938, rappresenta con i suoi oltre 5000 esemplari una testimonianza dell’immensa ricchezza mineralogica soprattutto della Sardegna, ma anche della Toscana, quando ancora erano aperte le miniere e l’attività estrattiva era in corso. Particolarmente famosi sono i campioni di covellina e di azzurrite, unici al mondo per la bellezza della cristallizzazione.

La raccolta di circa 5200 pezzi è costituita da oltre 800 specie, con particolare riferimento alle miniere sarde di Monteponi e Calabona. Particolarmente rappresentate e di notevole bellezza sono cerussiti (170 esemplari), fosgeniti (95) e anglesiti (140) fra i minerali di piombo e covelline (62), cupriti (30) e azzurriti (35) fra quelli di rame. Accanto a questi, numerosi anche i campioni toscani con 50 cinabri dell’Amiata, 80 piriti di Gavorrano e dell’Elba e 60 ematiti ancora dell’Elba. Proprio per il loro altissimo valore estetico, alcuni di questi esemplari furono richiesti – e concessi – nell’operazione di scambio che nel 1947 portò a Firenze il grosso cristallo di topazio di 151 kg.

Adolfo Ciampi, nato a Firenze nel 1876, si laureò in ingegneria nel 1900 e operò nel campo minerario, divenendo direttore della miniera di Ribolla e quindi di quella di Castelnuovo, per passare poi ispettore tecnico per le miniere nella Società Alti Forni di Piombino e nella Società Toscana di Industrie Agricole e Minerarie, studiando le miniere di ferro della Nurra e di Perda Niedda in Sardegna e in Toscana quelle del Campigliese. Morì a Firenze nel 1934. Ancora in vita Ciampi aveva offerto al Museo la sua collezione, ma le trattative col direttore P.Aloisi, non arrivarono a conclusione. Nel 1937 gli eredi decisero di rinnovare l’offerta, accettata dopo la concessione da parte della “Magona d’Italia” di un contributo, necessario ad integrare i fondi del Museo per coprire la spesa, visto che l’Università non si era dichiarata disponibile. L’insistenza di Aloisi nel cercare la cifra necessaria era motivata: infatti la collezione era paragonabile per consistenza, per valore estetico e rilievo scientifico alla collezione elbana, acquistata in due momenti verso la fine dell’Ottocento.

La collezione è descritta in un catalogo dattiloscritto affiancato da un indice alfabetico per specie e varietà. Nel catalogo, oltre al numero progressivo, sono riportati il nome della specie (o varietà), la località di provenienza e, aggiunte a mano a matita, le dimensioni con una scarna descrizione insieme al valore monetario.

L’indice alfabetico risulta necessario, altrimenti sarebbe difficile orientarsi perchè il catalogo è ordinato secondo una classificazione abbastanza complessa, elaborata G.D’Achiardi, che era stato professore di Ciampi a Pisa.

Le ricerche di carattere sistematico negli anni hanno interessato numerosi esemplari delle raccolte del Museo; quasi 300 campioni della collezione Ciampi sono stati sottoposti a controlli, consentendo una verifica delle attribuzioni mineralogiche con tecniche analitiche moderne.

Nelle immagini: covellina e azzurrite di Calabona, Fosgenite di Monteponi.